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Antonella Mercati ha scelto il bianco per liberare i suoi animali. Ha scelto morbidi oli su tavola, bianchi venati di ombre, di rossi e di ori.
Dalle tre alle due dimensioni, dal volume alla superficie: sono appiattiti, come pellicole in bianco e nero senza profondità di campo.
Dal colore ad un bianco che stinge e dilaga, e scola e si sporca generando gli scuri, e si disfà incontrando le striature, le macchie dorate come luci da lontano, da fuori, o le impronte esigue di rosso, misteriose e straniere, come sangue da un passato.
E infine, forse, dal corpo all´anima: possibile "disincarnare" questo bestiario? Ritrarne le bestiali creature cogliendo anime singole, individuali, anime d´animali?
Antonella voleva tentare un´alchimia attraverso il bianco: dalla terra all´aria, dalla gravità alla levitazione, lungo il fiume fangoso delle scorie terrene, fino all´età, al dorato regno di nessun luogo dove in origine s´incontravano forse uomini ed animali, questi animali sognati e sognanti, paradiso perduto in cui parlavamo la stessa lingua...
Sperando che il delicato percorso alchemico risalga a ritroso e, come l´oro del sole si fa piombo, così il vile piombo torni a volte nobile oro, grazie a un bianco "filosofale" dentro cui bruci una metamorfosi, trasfigurazione, epifania.
Ma il bianco è un pozzo di luce dove affondano e riemergono tutti i colori, e appunto nel calor bianco di questo transito, di morte e rinascita, gli animali mutano sguardo, espressione, lingua, forse anche natura: le cadute di colore sui corpi calcinati hanno rossi, plumbei, dolenti riverberi; senza più spazio e peso, dalla terra sono tornati a una condizione sospesa, nell´aria, nel vuoto, quasi vuoti loro stessi, traslucidi.
Rino Cavasino |