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Cerimonia di commemorazione a Treppio per Magni Magnino

on Lunedì, 23 Maggio 2016. Posted in Comune, Cultura

Cerimonia di commemorazione a Treppio per Magni Magnino

Si terrà lunedì prossimo 30 maggio a Treppio la cerimonia di commemorazione del partigiano Magnino Magni. Il programma per chi parte da Agliana prevede: ore 9 – Partenza da Agliana, in via Goldoni davanti all'Istituto Capitini, ore 10,30 appuntamento alla piazza di Collina di Treppio, ore 11 deposizione di fiori al Cippo del Partigiano Magni Magnino, ore 12,30 Pranzo al Circolo ARCI di Carpineta.

La manifestazione è organizzata in collaborazione dai comuni di Agliana e Sambuca Pistoiese insieme ad ANPI Agliana.

All'iniziativa prenderanno parte: Il Sindaco di Agliana, il Sindaco di Sambuca Pistoiese, l'ANPI di Pistoia e Agliana, l'Istituto Storico della Resistenza, studenti ed insegnanti dell'ITC Capitini di Agliana.

Per informazioni e per partecipare: Antonio Gigliotti tel. 338/7691337

Alcune notizie su Magni Magnino tratte dalla pubblicazione del Comune di Agliana Toponomastica della Resistenza Aglianese, autore Marco Giunti.

"Magnino Magni, nato ad Agliana il 7 giugno 1914, ucciso in combattimento contro i nazifascisti a Carpineta di Collina di Treppio (Sambuca Pistoiese) il 17 aprile 1944.
Coniugato con Fulvia (all’anagrafe Rina) Quercioli nel 1938, era padre di due figli, Alessandro (all’anagrafe Nazario Sauro) di 5 anni e Marcello, di meno di 1 anno.Faceva parte della generazione dell’antifascismo aglianese venuta alla militanza nella prima metà degli anni trenta, soprattutto con la partecipazione attiva al Soccorso Rosso e che costituirà poi il gruppo dirigente della Resistenza.

Chiamato alle armi nell’aprile del ’35, prestò servizio di leva nel 231° Reggimento di fanteria di stanza a Merano.
Venne richiamato alle armi il 31 maggio 1940, pochi giorni prima dell’entrata in guerra dell’Italia a fianco dei tedeschi ed inviato prima in Albania, poi in Grecia, partecipando a quella disastrosa campagna militare. Al momento della caduta del governo fascista, il 25 luglio 1943, era ad Agliana in licenza di convalescenza. Partecipò da subito agli incontri a livello provinciale per organizzare il movimento clandestino di resistenza armata contro gli occupanti nazisti ed i loro alleati fascisti, mettendosi in luce per serietà, decisione, coraggio.

Nominato successivamente responsabile militare delle formazioni partigiane garibaldine della provincia di Pistoia, emersero per intero le sue notevoli doti di dirigente, organizzatore e uomo d’azione.
Esemplare per capacità operativa ed audacia, fu la liberazione del partigiano fiorentino Giulio Bruschi, catturato dopo un conflitto a fuoco e pian­tonato dai carabinieri nell’Ospedale di Pistoia e che era in at­tesa di essere interrogato.  L’azione, che ebbe larghissima eco nella popolazione e fu un brutto colpo per le autorità fa­sciste repubblichine, si svolse nella notte fra il 14 e il 15 gennaio 1944.

Magnino, pur facendo parte della formazione partigiana “Bozzi”, operante sull’Appennino pistoiese, continuò ad agire allo scoperto. L’attività di panettiere, e soprattutto la consegna a domicilio del pane, gli consentiva di circolare liberamente senza destare troppi sospetti nelle autorità fasciste e tedesche, di mantenere i collegamenti con la “Bozzi”, di curarne i rifornimenti di armi e materiali, di svolgere attività politica e di accompagnare quelli che volevano entrare a far parte della formazione, in particolare i molti giovani che, nonostante tutte le intimidazioni, non volevano arruolarsi nell’esercito della repubblica di Salò ed erano quindi passibili della pena di morte, come avverrà alla fine del mese di marzo del 1944 per il nostro concittadino Alvaro Boccardi (vedi) e per tre suoi compagni, fucilati alla Fortezza di S. Barbara di Pistoia.

Grazie anche questo prezioso lavoro, Agliana divenne il punto di riferimento per tutti quelli che operavano in montagna: uomini, armi, rifornimenti, viveri, tutto passava da Agliana. Gli stessi dirigenti fiorentini della Resistenza, raccontano che “Tutte le volte che uno di noi si recava a San Piero Agliana sapeva di poter contare su un’organizzazione efficiente: tutti i compagni che incontravamo lungo la strada ci facevano capire, con un cenno o con una frase, se c’era pericolo o no.”

A seguito della uccisione del partigiano Ivan Baranowskij, avvenuta la sera del 2 marzo 1944 nel corso dell’azione alla caserma della Guardia Nazionale Repubblicana di S. Piero Agliana ed al comportamento delle autorità fasciste, che per intimorire la popolazione lasciarono il cadavere davanti alla caserma per l’intera giornata successiva, Magnino Magni provvide a ordinare la cassa per la degna sepoltura del compagno. Le successive indagini delle autorità, e soprattutto le minacce al falegname che aveva realizzato la cassa, portarono inevitabilmente a Magnino che, a questo punto, per sfuggire all’arresto, fu costretto a salire stabilmente in montagna.

Divenuto effettivo nella formazione “Bozzi” che, con l’arrivo di molti giovani, si stava sempre più rafforzando, assunse il comando del distaccamento mitraglieri, partecipando alle sempre più numerose ed efficaci azioni militari. Tedeschi e repubblichini erano sempre più preoccupati e, a partire dal 14 aprile, iniziarono un massiccio rastrellamento con grande dispiegamento di forze, soprattutto nel territorio di Montale e di Sambuca Pistoiese. Nei primi due giorni la formazione tenne testa efficacemente ai ripetuti assalti, ma il notevole peggioramento delle condizioni meteorologiche suggerì di sganciarsi scendendo a valle per riparare in Emilia.

Il 17 aprile, sulla collina che sovrasta Treppio, la formazione fu impegnata in un duro combattimento con i nazifascisti, che scatenarono un massiccio volume di fuoco; la formazione resse bene l’urto, ma era necessario sganciarsi progressivamente, anche profittando di un grosso banco di nebbia che aveva momentaneamente sottratto gli assediati dalla vista degli attaccanti. In questa circostanza, Magnino non ebbe esitazioni a restare a sparare con il fucile mitragliatore per consentire lo sganciamento degli altri, da una posizione pericolosamente esposta ma che consentiva di tenere efficacemente a bada gli avversari, finché venne fulminato da un colpo alla testa. Grazie al suo sacrificio la formazione si era ormai messa in salvo e poté raggiungere l’Emilia, unendosi al partigiani che avrebbero dato vita alla Repubblica di Montefiorino.

Questa la motivazione della Medaglia d’Argento al Valor Militare alla memoria concessa con Decreto del Presidente della Repubblica del 18 gennaio 1957: “Capo squadra mitragliere, visto che il nemico, di gran lunga superiore di forze, era riuscito ad infiltrarsi nello schieramento della sua brigata, impugnato il fucile mitragliatore di un compagno ferito, si lancia coraggiosamente contro il nemico avanzante e, allo scoperto, ne falcia le file finché, colpito a morte da una raffica, cade gloriosamente sulla sua arma. Bellissima figura di combattente della libertà. Treppio – Pistoia 17 aprile 1944”  

La Commissione istituita nel dopoguerra dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri riconobbe a Magnino Magni la qualifica di partigiano combattente della brigata “Gino Bozzi” e quella di caduto per la lotta di liberazione (Elenchi relativi alla brigata nn. 19; 30; 75).

Ricorda il suo sacrificio un cippo commemorativo, collocato nel luogo in cui cadde e inaugurato l’8 luglio 1945.
L’intitolazione della via al nome di Magnino Magni è avvenuta con deliberazione della Giunta Comunale n. 3 del 28 gennaio 1945."

COMUNE DI AGLIANA