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L´Arcobaleno di vittoria, il nuovo libro della concittadina Dunia Sardi

on Martedì, 10 Dicembre 2013. Posted in Notizie da Agliana

E´ uscito in questi giorni, edito da Sassoscritto Editore il nuovo libro di Dunia Sardi "L´Arcobaleno di Vittoria". Pubblichiamo qui di seguito la prefazione di Enrico Nistri

L´Arcobaleno di vittoria, il nuovo libro della concittadina Dunia Sardi

E´ uscito in questi giorni, edito da Sassoscritto Editore il nuovo libro di Dunia Sardi "L´Arcobaleno di Vittoria". Pubblichiamo qui di seguito la prefazione di Enrico Nistri.

Ci sono molti motivi per cui vale la pena di leggere questo libro di Dunia Sardi, quello al quale, come mi ha confidato prima di consegnarmene il testo, l´autrice tiene forse di più, come una madre che non riesce a staccarsi dall´ultimo figlio.
Uno di essi è la capacità di coniugare storie e Storia, di intrecciare una raccolta di ricordi personali, familiari, vicinali in un´autentica trama narrativa, che si snoda, attraverso ventennio fascista, guerra, guerra civile, dopoguerra, dal primo conflitto mondiale agli anni Cinquanta.
Un altro è il dono di restituire vita e donare dignità letteraria alle testimonianze di protagonisti, comprimari o semplici spettatori di frangenti drammatici della storia: testimonianze che, nella loro semplicità e a volte nella loro stessa ingenuità, si sarebbero perse nell´avvicendarsi delle generazioni.
Un altro ancora è il merito di fondere senza confondere la microstoria di una cittadina con la macrostoria dell´Europa e del mondo, con un artificio letterario - la citazione delle conversazioni del colonnello Stevens e di Candidus a Radio Londra, ascoltate clandestinamente dai protagonisti durante il secondo conflitto mondiale - che aiutano il lettore a comprendere non solo la dinamica degli eventi, ma il clima e la temperie di un´epoca.
Eppure c´è, senza togliere nulla agli altri, un motivo che anche da solo basterebbe a giustificare la lettura di questo libro. È la lingua in cui è stato scritto: un toscano limpido e asciutto, ormai raro anche nella penna degli scrittori più quotati, una lingua radicata nel territorio e nella terra, visti i suoi usuali riferimenti al mondo contadino, ma declinata dall´autrice senza compiacimenti dialettali o cadute nel vernacolo. Rivive in queste pagine la purezza del toscano, termine che fino a pochi decenni fa era sinonimo di italiano, prima che una lingua omologata dalla televisione e contaminata dall´invadenza del romanesco avesse la meglio sull´idioma di Dante, di Petrarca, di Boccaccio, di Machiavelli, di Galileo, e anche di Manzoni.
Nella lingua di Dunia Sardi rivivono aggettivi, sostantivi, giri di frase che si credevano persi col mondo di cui erano figli, con quella civiltà contadina estintasi negli anni del miracolo economico (che non fu sempre anche un miracolo morale ed estetico: basti pensare ai tanti scempi urbanistici degli anni Cinquanta e Sessanta). E, attraverso di essi, rivivono anche modi di vivere, di essere, di pensare e di sentire che si credevano scomparsi per sempre. C´è il genitore orgoglioso dei tralci di vite avanzo della potatura che i figli ancora bambini avevano raccolto e portato a casa e li elogia "a modo suo", visto il suo carattere un po´ rude: "Avete visto che ce l´avete fatta... ve lo dicevo che siete già forti come torelli; stasera s´ammucchiano nella stallina e quando verrà il freddo... siamo bell´e a posto..." E la "stallina" è qualcosa di diverso dalla stalla, così come la "barroccina" non è la stessa cosa di un barroccio o anche di un barroccino. C´è anche il babbo che mostra il salcio, ovvero sferza con un ramo di questa pianta i figli colpevoli di aver trascurato la sorellina, sui polpacci e le cosce lasciati scoperti dai calzoni rigorosamente corti: non c´era ancora il telefono azzurro, tutt´al più ci sono i telefoni bianchi delle pellicole con Valenti e la Ferida... Ma il salcio è anche termine di paragone per prendere le misure di una persona: "Beppe, il padre di Vittoria - scrive la Sardi, - era un uomo segaligno, rigido come un salcio e di poche parole". Che l´uomo e i rami dovessero incutere rispetto, ce lo conferma il dizionario dell´Accademia della Crusca, quando definisce il salcio "una piccola pianta, che fa pure in luoghi umidi, e produce certe sottili verméne di sì forte ciglio, che si legano con esse i cerchi delle botti: e anche se ne servono i contadini a legare i nesti, e altri alberi." E anche in questi dettagli si scopre un riflesso della povertà di un antico mondo mezzadrile toscano: una povertà che, a parte i drammatici anni della guerra, in cui una madre può lasciarsi morire di fame per nutrire i figli, non è mai miseria (non a caso i grandi flussi migratorii hanno interessato il Sud e il Nord dell´Italia e non il centro). Ma è semmai la povertà di un mondo in cui non si sciupa nulla, nemmeno un tralcio di vite, ma non si sprecano neppure le parole, perché ogni vocabolo ha una sua asciutta pregnanza.Eppure anche questo mondo povero, in cui è difficile scernere il labile confine fra la parsimonia e l´avarizia, può regalarci la bellezza.
È la bellezza fine e delicata di Vittoria, protagonista della narrazione, così diversa, persino nel nome proprio, dalla rustica prosaicità del padre Beppe e della matrigna Argia. È una bellezza che ha qualcosa di mesto, nel "sorriso velato", ma anche di miracoloso: il miracolo di un angiolo di Raffaello uscito dalle zolle di un podere invece che dall´alto dei cieli con i capelli biondi e ricciuti, gli occhi azzurri, e "le guance rosee a bombolina". Sì, "a bombolina", non "a bambolina", come verrebbe fatto di correggere, sbagliando, perché "bambolina" è da canzonetta, "bombolina" è poesia.
Ci sono scrittori che hanno fondato le loro fortune su una sorta di poetica del disincanto, sulla capacità di interpretare e talora esaltare la sofferenza dell´uomo e dell´umanità nell´era della desacralizzazione.
Autrice solitaria e controcorrente, Dunia Sardi colpisce anche e soprattutto in questo libro per la capacità di "reicantare" un mondo perduto: l´arcobaleno di Vittoria è un arcobaleno di sofferenza, ma anche di poesia.
Enrico Nistri

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